Ricordi di apprendistato

Da studente, venticinque anni fa, studiavo queste pagine in una stanza in affitto, prevalentemente la notte. All’epoca erano solo equazioni, simboli su fogli di carta, idee evanescenti, quasi sicuramente cariche di un qualche significato, ma non era dato esserne certi. Ricordo l’impressione che facevano su di me, il senso di sconfinata bellezza astratta, un piccolo assaggio di infinito tra le quattro mura un po’ tristi di una camera in affitto sulle sponde dell’Arno. Un giorno, pensavo, si trovera’ un modo per renderle sostanza o per cancellarle dai libri.

Adesso sappiamo, dopo un quarto di secolo, che quelle fragili linee nere su campo bianco rappresentano un piccolo pezzetto di realta’, qualsiasi signficiato si decida di attribuire a questa parola.

Non sono piu’ studente, non apro quasi piu’ quel libro, ma la perseveranza del tempo mi richiama ancora oggi all’unica urgenza costante della mia vita, quasi un’abitudine: studiare.

Se questa non e’ poesia, non so proprio cosa possa esserlo.

Advertisements