Barbiere

Zic zac, un capello cade qua. Zac zic, un capello cade qui. Un tappeto di idee miste a capelli e forfora per terra, le forbici non distinguono bene. Udine passa a pochi metri di distanza, dal vetro posso vedere persone, macchine, cani, passeggini, l’ombra di un palazzo, qualche temerario piccione in missione nel regno degli uomini. Mi sono raccomandato, un taglio minimo, nella mia mente mi vedo gia’ pelato. Vorrei alzarmi e scappare, ma ho paura delle forbici e poi non saprei dove scappare, questa citta’ e’ piena di barbieri, mi troverebbero subito. Mi distraggo con una rivista immaginaria, pero’ e’ difficile girare le pagine, la distrazione dura poco.

Ricordo l’ultima volta che sono stato da un barbiere, ero a San Francisco prima di una conferenza, molti anni e capelli fa. JF mi aveva accompagnato solo per il gusto di perder tempo, mi guardava spalmato su una poltrona come a dire che tanto e’ inutile, non e’ la forma esteriore della testa il mio problema. All’epoca non ero come ora, non avevo capelli lunghi e barba, per quelli bastava ampiamente il prof. Peppermauss, JF per gli amici. Tanto io ero preciso nel vestire e nella pettinatura, tanto lui era approssimativo in tutto, dall’abbigliamento alla forma del naso. Una volta gli chiesi perche’ portasse i capelli e la barba cosi’ disordinatamente lunghi, mi disse che era meglio che crescessero all’esterno piuttosto che all’interno. Dalla vetrina del barbiere vedevo San Francisco ritagliata dal sole, ero felice di esser stato invitato a esporre la mia teoria (sbagliata, come si scopri’ piu’ tardi), riuscivo persino a tollerare JF. Ricordo che pensai, proprio come ora, al barbiere di Russell, alle antinomie, ad una ragazza appena intravista con la costellazione di Cassiopea disegnata sul volto dai nei. Prendi un paese dove c’e’ un solo barbiere (senza barba) che rade tutti e solo quelli che non si radono da soli; il barbiere si rade da solo?

Finita la conferenza JF mi disse che non avrei mai preso il mio dottorato, a forza di uno zic (taglia di qui) e di uno zac (taglia di qua), non era rimasto nulla della mia tesi, della mia ricerca, degli ultimi tre anni della mia vita. Non mi arrabbiai, inventai sul momento una mia personale versione dell’antinomia di Russell: prendi una persona che stima tutti e solo quelli che non hanno autostima, tale persona si stima? (Di questa versione del paradosso del barbiere me ne sono ricordato anni dopo, durante il suo funerale quando non sapevo se la tristezza era per lui chiuso la dentro o per tutto il resto del mondo chiuso qua fuori).

Quel giorno a San Francisco ho odiato JF a tal punto da farmi crescere i capelli e la barba per il resto della mia vita, fino ad oggi. Ora mi rendo conto che in tutti questi anni non e’ stata competizione o emulazione, ma la stupida consolazione del rivederlo ogni mattina confuso nello specchio. Se non lui, qualcuno che gli somigliasse.

Il barbiere ha finito, San Francisco non c’e’ piu’, Udine riprende la consistenza quotidiana. Nonstante il taglio ho ancora un sacco di capelli. Da anni sostituiscono le idee, me li faccio bastare.

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