Lettera dal bordo di un esame

Carissimi studenti, carissime studentesse

e’ finita. Sembrava impossibile poche settimane fa ("prof, non ce la faremo mai"), e invece oggi abbiamo chiuso ed i quadri sono fuori. So gia’ che alcuni saranno contenti, altri un po’ delusi. Posso solo dirvi che ho appena appeso in casa (sul frigo per l’esattezza) una lista con i vostri nomi e a fianco una casellina in cui ho scritto 100 per ciascuno di voi. Non e’ molto, lo so, ma almeno adesso il frigo e’ piu’ carino.

Non ho parole di commiato o di conforto, come diceva il mio mentore, il compianto prof J.F.Peppermauss, che era solito aprire un sacco di incisi senza mai concluderne uno (ma veramente tanti, voi non avete idea, apriva discorsi dentro discorsi e nessuno che portasse ad una conclusione (una volta ad una conferenza tenne tutti con il fiato sospeso per circa quaranta minuti per poi dire qualcosa del tipo "Gente, non ho la piu’ pallida idea di cosa dovevo dirvi (era fatto cosi’, o lo amavi o lo odiavi per questa sua cosa di non finire i

Adesso che non sono piu’ vostro professore potete anche far finta di non riconoscermi per strada (potete anche non riconoscermi per davvero, senza dover fare finta). Di tutta la matematica che abbiamo fatto insieme potete tenere quel che volete, anche nulla. Io di voi terro’ tutto quel che mi riesce. La memoria e’ una strana forma di commiato, prolunga in modo indefinito i saluti, rende involontariamente il tempo un labirinto. Ecco, questo posso assicurarvi, sarete nuove pareti del mio personale labirinto; scordero volti e nomi, non dimentichero’ di avervi voluto bene.

Un caro saluto per tutto quel che vi attende. Prof.