Commiato

Carissimi ragazzi e carissime ragazze

l’anno sta per finire, l’esame si avvicina ed ho bisogno di parlarvi un attimo. Come vi ho detto stamane, purtroppo non posso venire venerdi alla vostra cena, mi dispiace. Non ve ne abbiate a male, l’eta’ adulta scandisce tempi e modi diversi dalla vostra, troveremo altra occasione per brindare. Ma ho sempre usato la cena di fine anno delle quinte per salutare occhi pronti a nuovi orizzonti e non potendo venire ho deciso di provare a lasciarvi qui qualche parola, in questo piccolo spazio che mi sono ritagliato.

E’ strano, cari ragazzi e care ragazze, non trovare le parole, rimanere a volte senza fiato o labbra funzionanti (dita in questo caso). Ho edificato la mia vita sugli addii. Voluti, cercati, improvvisi, impensati, imposti, per scelta o per semplice distrazione. Ma ho scoperto, negli anni, che sono come le stelle di cui ogni tanto vi parlo, sembrano tutti uguali ed invece ognuno e’ un universo variegato e speciale. Ci provo, come sempre.

Le prossime settimane saranno dure per voi, non lo nego. Ma vi chiedo, per l’attimo leggero di queste righe, vi chiedo di pensare ad altro. Mettiamo da parte voti, medie, crediti, questo orribile linguaggio da banca, parliamo per un attimo di altro patrimonio, di altra ricompensa: il tempo. Quello che vi aspetta e vi spetta, quello che userete, quello che anche (ed in parte ve lo auguro) sprecherete. Impostate la vostra vita non sull’urgenza del momento, ma sul tempo calmo delle vostre idee. Trovate, anche nei prossimi giorni di fatica per l’esame, trovate un attimo per guardare qualcosa di assolutamente inaspettato. E sorridetene. Abbiamo imparato insieme che il tempo non e’ univoco come appare, ognuno di voi trovi il proprio scorrere ideale, costruisca un edificio nel proprio spaziotempo interiore. Che sia accogliente e aperto agli altri, sempre. Rimanete le persone brillanti, generose, a tratti insicure, spesso distratte, sempre curiose che ho conosciuto in questi pochi anni. Mi avete ascoltato, a volte facendo finta con il telefono sotto il banco, a volte persi oltre la finestra, a volte sinceramente interessati. Vi ho ascoltato. Magari non in modo perfetto, inciampando e rialzandomi come ho potuto, ma vi ho ascoltato. Senza retorica non posso fare a meno di pensare al piccolo tratto fatto insieme, alle poche cose di cui vi ho parlato, all’immensita’ che mi avete insegnato. Potrei andare avanti per ore, siete personaggi di un libro avvincente, letto avidamente in tante notti insonni. Libro che pero’ non finiro’. Lo farete voi, ognuno per proprio conto, secondo proprie possibilita’ e propensioni.

Altri prima di voi ho salutato, altri forse salutero’ in futuro. Questo non rende il commiato diluito, anzi, risulta concentrato per la consapevolezza di quanto sto per perdere.

Infine, io credo, questo solo conta: non sprecate nemmeno un briciolo del vostro tempo, usatelo tutto in parti uguali per le cose utili e per quelle inutili (le piu’ belle), ballate finche’ potete, imparate e regalate sempre quel che avete. Regalate, come avete fatto con me.

Un caro saluto, prof.

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