Lettera ai miei figli dal bordo di un Natale disastroso

Carissimo Francesco, carissima Anna Wislawa

vi scrivo due righe adesso che il Natale del 2016 e’ finito, non so quando e se le leggerete. Tu Anna ti stai riprendendo dalla febbre della notte di Natale, un classico. Tu Francesco sei in un’altra casa a smaltire il dispiacere di aver perso, non si sa come, tutti i tuoi giochi del 3DS. Abbiamo passato insieme giorni movimentati, giorni confusi, giorni di parenti, pranzi e notti insonni. Come ogni anno, da quando mi avete raggiunto, ho cercato di farvi vivere il Natale nel miglior modo possibile, senza riuscirci. Un rito di passaggio tra l’eta’ in cui tutto e’ meraviglia all’eta’ in cui ci si dimentica spesso di sorridere. Volevo, anche questa volta, farvi frequentare parenti lontani, volti e voci per voi non quotidiani. Ripenso ai miei Natali di quando ero bambino e mi accolgono sapori, suoni e persone che ormai non sono piu’. Il tempo corre veloce e voi ancor di piu’. Sono stati giorni stancanti ed e’ successo di tutto, come nelle migliori tradizioni. Ma quando la sera di Natale mia mamma (la nonna Gaga, come la chiamate voi) mi ha trovato in cucina, la testa appesa ai gomiti e lo sguardo su altri natali passati e mi ha chiesto con fare ironico "E tu ne vorresti altri di figli?", ho risposto, miei adorati cuccioli, di si. Senza pensarci, con istinto. Si. E poi ci ho pensato in tutti questi giorni di viaggi, macchina, febbre, tachipirina, vomito, pianti e litigi. E la risposta e’ ancora si, altri venti, anche domani, persino stasera. Perche’ nella vita ho combinato veramente poco e probabilmente sono stato un padre pessimo (un giorno forse me lo rinfaccerete), ma fare il padre, o provarci, e’ stato sicuramente quello che ho saputo fare con piu’ costanza, con maggior determinazione, con amore indiscusso. Perche’ e’ vero, voi figli alle volte rompete veramente, alle volte siete insopportabili, alle volte siete faticosi, disperati e disperanti, alle volte capita che togliete ogni energia, che non rimane tempo per altro, che la vita sembra essersi fermata con il vostro arrivo, alle volte sembra proprio che vi mangiate tutto il tempo e lo spazio, tutte le forze, tutte le poche risorse che la vita ci lascia.

Ma alle volte per alzarvi mi tendete la mano, vi fate aiutare e poi camminate da soli. Ed in quel breve istante, quando la vostra mano si stacca dalla mia e mi guardate con gli occhi che ringraziano, grati di una presenza non scontata, ma costante, in quel breve momento ho sempre trovato il senso di una vita intera. Forse anche due.

Buon Natale, Anna Wislawa, buon Natale Francesco.

Un padre.

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