Lettera dal bordo di un trasloco

Caro Francesco

ti scrivo in una piccola pausa tra scatoloni e caffe’, ti scrivo mentre dormi che e’ il momento in cui ti parlo meglio. Stasera ti ho visto triste all’idea di passare l’ultima notte in questa casa, avevi gli occhi lucidi che ho imparato a conoscere in questi anni, occhi che mi invento quando spesso tu non sei qui. Abbiamo parlato a lungo nel tuo letto, ho cercato con parole e gesti di tranquillizzarti. Con esito parziale, mi rendo conto, esito da padre insicuro. Quello che con smisurata goffaggine ho cercato di dirti e’ che il sentimento che provi e’ naturale, normale, non va rinnegato, non va esaltato. So che sei legato a questa casa, anche se non l’hai vissuta quanto avremmo voluto. Quanto avrei voluto. So che diffidi della nuova casa, territorio scelto da me e che ancora ti trova incerto. Mi dispiace saperti triste, ma quello che e’ importante che tu capisca e’ che e’ normale essere tristi in una circostanza come questa. Come ti ho detto lo sono anche io, passo le sere a guardare ogni muro, ombra, spigolo. Sono tutti dettagli che imparo a memoria, per ricordare un luogo, per non perderlo. Mi dispiace, come dispiace a te, lasciare questa casa, ma sono anche consapevole che troveremo pace ed armonia, nel nostro tempo ritagliato, anche nella nuova casa.

Ho cambiato tante case, ho perduto molte cose, ma una cosa ho imparato dai tanti traslochi della mia vita, cucciolo mio. Non sono le cose che ci portiamo dietro, stipate con fatica in scatole e buste, sottratte alla polvere ed all’oblio per poco tempo. Non sono le pareti vecchie, diventate panorama consueto per gli occhi di ogni giorno. Non lo sono nemmeno quelle nuove, pareti ancora da capire, ancora da assaggiare. La casa, quella vera, ce la portiamo dietro, dentro, ovunque, senza fatica ci segue, non si sposta mai al nostro sguardo. Dove sarai tu, dove sara’ Anna, dove sara’ Carla, quella sara’ casa mia.

Mentre leggevi sul letto stasera ti ho fatto una foto, di nascosto, rubata al tuo tempo. Un giorno, quando questa casa non sara’ piu’ dolore del distacco ma nostalgia di ricordo, un giorno la guarderemo insieme, con occhi magari lucidi, ma sorridenti perche’ saremo ancora insieme nel nostro strano modo di rubare tempo al tempo. E’ una promessa.

Un abbraccio immenso come i tuoi occhi, papa’.

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