L’esame immaginario

Quando si avvicinano gli esami finali per i miei studenti e le mie studentesse, mi capita spesso di immaginarne uno tutto mio, inventato, non reale. La sequenza nei miei sogni e’ piu’ o meno sempre la stessa, cambiano alcuni dettagli a seconda dell’anno, dell’umore, della stanchezza accumulata. il candidato o la candidata entra nell’aula, trova noi docenti seduti a semicerchio, piu’ o meno come succede veramente. Dopo qualche breve formalita’ (nome, cognome, eta’, poeta preferito, aspirazioni nella vita, Games of Thrones o The Walking Dead e cose cosi’) lo studente o la studentessa comincia a guardare lentamente negli occhi ciascun docente, materia per materia, diversi minuti a testa. In quei minuti di silenzio ci sono solo occhi; puo’ scattare la comprensione, un sorriso, una smorfia di disapprovazione, anche nulla. Al termine di questo giro il candidato o la candidata si alza, saluta e ringrazia. Ecco, questo e’ l’esame che mi immagino io. E nella mia immaginazione c’e’ un momento in cui gli occhi si scambiano e il ragazzo o la ragazza non e’ piu’ un ragazzo o una ragazza, cessa il suo ruolo di ascoltatore e diventa a tutti gli effetti nuovo cittadino e nostro futuro. Ecco il mio esame immaginario e’ solo il naturale passaggio tra il passato che sono io ed il futuro che sono loro. E’ un momento delicato, nei miei sogni spesso accompagnato da un sorriso di entrambi; non piu’ bambini, nemmeno ragazzi, ormai adulti. Non ha nulla a che vedere, nella mia immaginazione, con la maggiore eta’, con la maturita’, nemmeno con le conoscenze delle singole materie; non e’ una gara a chi e’ piu’ bravo. E’ il passaggio di un testimone, e’ il momento in cui io sono troppo stanco, prendi tu il mondo e portalo meglio di come ho fatto io.

Per molti l’esame ha a che vedere con le capacita’ e le competenze (scusate il linguaggio volgare), un’altra etichetta da appiccicare o tatuare perche’ non si perda una ghiotta occasione di scambio, tu hai studiato ed ecco il premio. Per altri e’ un rito di passaggio, a volte assurdo ma pur sempre utile perche’ si diventa adulti con le prove e la sofferenza, il saper tenere duro. Per altri e’ solo un esame, non primo, sicuramente non ultimo.

Per me niente di tutto questo. Nei miei sogni l’esame e’ l’ultima occasione che ho per guardare negli occhi i miei ragazzi e le mie ragazze. Con un sorriso.

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