Discorso ad un figlio sulla Liberazione

La morte merita rispetto. Sempre, ovunque, in ogni caso ed in ogni tempo e luogo. Di fronte alla morte si deve avere rispetto per chiunque. Di questo ho parlato stasera in macchina con Francesco, tra un viale di alberi rinati ed una pioggia appena indovinata. Di morte, ma anche di scelte. Perche’ se e’ vero che i morti chiedono pieta`, umana e partecipe, le scelte dei vivi possono e devono invece essere giudcate. Dai singoli, dai molti, dal tempo, da ognuno di noi. Privatamente o pubblicamente. Non e’ dunque il morire, ma per cosa si muore. Una scelta, appunto. Ed allora ho cercato di spiegare a Francesco qual’e’ il senso della giornata di domani, perche’ non sia un semplice giorno di vacanza dalla scuola.

I morti sono tutti uguali, i vivi no. Ho cercato di spiegare a Francesco che le nostre lacrime non devono fare distinzioni, la vita ha un valore assoluto. Ma che le nostre parole devono invece trovare la strada per distinguere le azioni. Non e’ facile, ma si puo’ provare. Anzi, si deve provare.

Domani non piangiamo i morti, perche’ dovremmo piangerli tutti. Domani ricordiamo invece le scelte dei vivi, di chi all’epoca decise da quale parte stare. E questa scelta, dolorosa e sofferta per molti, che domani ricordiamo.

Commemoriamo la liberazione dell’Italia dai tedeschi e dai fascisti, da soldati stranieri e dai vicini di casa, ricordiamo chi scelse di impegnarsi in prima persona per un riscatto etico e morale dopo anni di buio totale e di occhi chiusi.

Domani ricordiamo la lotta partigiana, la resistenza, senza distinzione di colore o partito. Uomini e donne che decisero. Per mille motivi, decisero.

Domani ricordiamo banalmente che non sempre, ma a volte, ci sono scelte giuste e scelte sbagliate, che non e’ vero che ogni scelta ha pari dignita’ se dettata da passione e da un credo.

Parole.

Per un bambino esistono ancora, per fortuna, il bene ed il male; deve esserci ai suoi occhi un modo per capire la differenza. Ad un bambino invece non importa nulla di politica, partiti, di polemiche sul valore dei morti, non importa nulla di colpe o redenzioni, di interessi, meschinita’, di eroismi o di valore. O di errori di persone e di nazioni cosi’ distanti per lui nel tempo da costituire uno sfondo remoto, incomprensibile.

Ma di scelte, con un bambino, si puo’ parlare. E si puo’ dire ad un figlio che ci sono momenti nella vita in cui si deve scegliere. Niente ti prepara, ognuno quando e’ chiamato a decidere resta solo. E non e’ necessario che siano importanti, o tragici come in quegli anni, i momenti di scelta sono quotidiani. spesso banali, raramente storici. Non per questo meno importanti. E si puo’ dire ad un figlio che si puo’ sbagliare nella vita, che c’e’ sempre possibilita’ di redenzione. Che non si e’ costretti in nessun modo a sbagliare in continuazione.

Forse e’ questo il senso del 25 aprile, o almeno il senso che sento io e che mi sono sentito di trasmettere oggi a Francesco. Domani non ricordiamo un fatto storico, non celebriamo i vinti sui vincitori, non registriamo avvenimenti militari che non ci riguardano ormai piu’. Domani ricordiamo una scelta di coraggio che altri, non molto diversi da noi, fecero; chi da subito, chi dopo molti errori.

Parlando ancora di quella scelta, cosi’ lontana nel tempo, magari possiamo trovare conforto per le nostre personali, minuscole, marginali, inutili, meravigliose, quotidiane liberazioni.

Riccardo Giannitrapani

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