Rientro

Domani si torna. Alla lavagna che sembra una finestra, al gesso che sporca le mie scarpe, alla matematica che basta un panno a cancellare, ai banchi pieni di domande, ai cappotti appesi in fondo all’aula che invece di domande non ne fanno mai. Si torna a gesti, voci, mani alzate ed ai prof posso andare in bagno. Si torna senza mai essere partiti. Mi sembra di vedere i corridoi, tutti i piedi che ho incontrato in questi anni, i passi che ho seguito, che mi hanno seguito, che si sono persi, che mi hanno fatto perdere. Li divido per due, i piedi, per ottenere persone. Mi perdo nel calcolo, non sono bravo in queste cose.

Per ora mi accontento del silenzio, del Notturno n.5 in Fa diesis Op.15 N.2, della mia penna stilografica, degli ultimi compiti da correggere, del quieto respirare di Carla che posso indovinare da questa parte della parete, del fruscio di Anna Wislawa quando si muove nel lettino, della stanza vuota di Francesco, in attesa come me.

Domani si torna, o almeno provo.

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