Traduzione

Prima avevo studenti e studentesse e l’urgenza tutta interiore di parlar loro di matematica, di mostrare altri panorami possibili. In alto a tutto, in vetta, la conoscenza. Non il pedantico nozionismo di cose imparate a memoria, la conoscenza come valore universale, come risultato di un percorso in salita, come veicolo di cittadinanza e di presenza. Conoscere per apprezzare. Conoscere per scegliere. E quanti studenti mi son perso per strada, e quante volte son tornato indietro a cercarli, a caricarmeli in spalla se potevo. E si cadeva insieme e se era il caso ci si rialzava insieme. Di quelli non ritrovati ho il bruciante ricordo notturno. Era un lavoro lento, che richiedeva pazienza, attesa. un lavoro in cui l’inutile era avvincente molto piu’ del reale. Il futuro era altrove, nelle loro scelte personali a cui non potevo e non volevo accedere, al piu’ lasciavo una voce di consiglio, di solito scusandomi per l’invasione. In classe era la matematica il mio piccolo lascito.

Adesso ho un’utenza a cui erogare un servizio. La matematica e’ secondaria, devo rendere i miei studenti e le mie studentesse competenti. Il futuro e’ diventato job placement ed al posto della mano tesa per aiutare nell’inciampo abbiamo i crediti ed i debiti, linguaggio da banca.

Mi si dira’ che e’ tutto uguale, che son solo termini nuovi per cose vecchie. Una traduzione moderna. Forse, ma nel cambio di vocabolario ho perso la voglia di parlare.

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