Nostalgia delle scarpe

Funziona cosi’. Alle 7:20 sono in sala insegnanti, a quell’ora mi piace il silenzio carico di aspettative, i cassetti allineati, i cappotti dimenticati il giorno prima con cui scambiare le prime parole del giorno. E’ la mia lezione migliore, libri abbandonati sugli armadi come studenti, la finestra come lavagna, il mondo che si sveglia piano piano e’ l’argomento. Poi, se c’e’ tempo un caffe’. Infine arrivano gli studenti, senza cui nulla avrebbe senso (riesco, con grande sforzo, ad immaginare una scuola senza noi docenti; mi e’ impossibile invece immaginare il contrario). Una volta li sentivi per le scale, voci e scarpe e passi che potevi riconosce anche dalla sala insegnanti. Zamboni che sale divorando gradini, la Petrusso che non cammina, scivola, il Gilberti che inciampa ad ogni scalino. Oggi invece entrano e passano il badge, si sente un bip, si esaurisce in un gesto contabile l’annuncio del loro arrivo. Strisciano il badge come si fa con un bancomat o con il cartellino alla catena di montaggio, a inizio o fine turno. E’ il primo di tanti badge che dovranno strisiciare, fisicamente ed idealmente, un gesto meccanico che sostituisce motivazione con comodita’.
I bip partono piano, poi diventano una cascata, una grandinata, sembra di stare alla Despar quando le cassiere passano i prodotti per il prezzo. Riesco ad immaginarmeli, due studenti al prezzo di uno. O era il contrario? Bip, ciao Zamboni, bip, addio Petrusso, bip, Gilberti e’ cascato di nuovo. Incontrollati controlliamo il secondo in cui entrano. Ho visto studenti passare il badge due o tre volte nel dubbio di non essere abbastanza presenti. Dice che e’ il progresso, loro strisciano un badge ed io in classe mi ritrovo l’appello gia’ pronto sul registro elettronico. E le famiglie sanno se il figlio e’ in classe. C’era mica bisogno di tutto questo armamentario, bastava che mi telefonassero, le famiglie: "Salve prof, sono io, la signora Zamboni. Oggi il Gianni e’ venuto?" .. "Si signora, e’ qui davanti a me, ma ha un aspetto orribile" .."Tutto suo padre". Invece l’aspetto orribile ce l’ho io che mi ostino a fare l’appello chiamando uno ad uno e loro mi guardano strano come per dire "Prof, ma ho strisciato il badge" ed io li guardo piu’ strano come per dire "io invece ho strisciato fin qui, ma non il badge, proprio io che stamane ad alzarmi e’ stata durissima". Adesso che abbiamo reso inutile l’appello lo faccio ancor piu’ volentieri di prima, mi gusto i miei tre minuti di nomi e volti come preludio alla grandezza che ci aspetta durante la mattinata. Non mi oppongo ad un sistema che reputo sbagliato, mi limito a vivere altrove.

Pero’ intanto li chiamo ad alta voce, questi miei figli e figlie in scadenza. Loro mi guardano, a volte scappa un sorriso, mi sento un po’ meno alla Despar.

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