Lettera ai ragazzi ed alle ragazze della 5G

C’era un prato, molte scarpe, vestiti e bicchieri. C’era pietra e
vento ed un’aria che non torna indietro anche se è uguale a quella di
tutti gli altri anni. Ci sono saluti, sorrisi, vino, sembra di sentire
in lontananza anche il rumore di un addio.

Le cene delle quinte sono per me difficili prove, mi costringo a
superarle non per senso del dovere, ma per allenamento al distacco. Il
caso mi assegna ogni anno classi di età e geometrie diverse, disposte
in aule separate, ma in realtà io ho una sola classe, da anni. Una
classe i cui allievi e le cui allieve aumentano di anno in anno, una
classe in cui parlo di notte, preferibilmente quando il rumore del
mondo bisogna inventarselo da quanto è assente. Un’unica classe in cui
lentamente convergono nomi e volti che stanno diventando una folla
sconfinata. Ogni sera parlo in questa classe, l’unica in cui ho
qualcosa da dire.

La cena delle quinte è per me un passaggio, i miei studenti e le mie
studentesse escono nel silenzio della festa dalla loro classe reale ed
entrano in questo spazio che mi accompagnerà per sempre, o fintanto
che avrò memoria. Non è un passaggio semplice, per questo non
coinvolgo mai i miei studenti. Per questo venerdi sera, cari ragazzi e
ragazze di 5G, sono stato così silenzioso, a tratti scostante, a volte
sono sparito. Spero non me ne vogliate, ho cercato di portarvi con
delicatezza e senza peso, almeno per voi, nella mia classe
immaginaria, quella che in me dura per sempre. Siete in compagnia di
tanti altri volti a cui ormai mi è difficile dare un nome con
precisione. Ma i volti, gli occhi, gli errori che ho fatto, quelli
rimangono tutti con me ad ogni lezione notturna.

Anche se abbiamo ancora alcune ore prima della fine dell’anno, non
sono più vostro insegnante. Non so che significato abbiate dato voi a
questo mio ruolo in questi due anni che mi avete concesso, so cosa ho
provato a fare. Non sono riuscito, se non in rare e sporadiche
occasioni, ma ho provato a parlarvi con sincerità, sempre. Di
matematica, prima di tutto, quel poco che la conosco, quel tanto che
vi possa aiutare a farvene un’idea. Alcuni di voi non avevano bisogno
di un insegnante, altri non avevano bisogno di me. Io invece, in
questi due anni, ho avuto sempre bisogno di voi. Siete stati di
stimolo, ho cercato e provato e cercato ancora. Soprattutto ho
imparato, tantissimo, da ognuno di voi. Cose diverse, a volte anche
non semplici, ma ho imparato. Di questo vi sono grato. Ma sento di
dovervi ringraziare singolarmente, non può bastare una formula
assolutiva.

A Matteo che non mi ha mai fatto mancare l’attenzione (anche quando
non sembrava) e la cui matematica è cresciuta tanto in questi due anni
(un grazie anche per aver sempre cercato di aiutare il tuo compagno di
banco durante i compiti in classe nonostante i miei sguardi severi
dalla cattedra. Grazie.)

A William che spesso ha organizzato non solo la classe, ma anche il
mio star bene in classe (un grazie anche perché un giorno ho aperto
una porta per sbaglio e ti ho trovato mentre insegnavi matematica a
studenti e studentesse più giovani. Grazie.)

Ad Eleonora perché ha una voce che ho sentito poco, ma quel poco ha
ripagato dell’attesa (un grazie anche perché nonostante le mie colpe
non hai buttato via la matematica. Grazie.)

Ad Alice perché non si è arresa e mi ha seguito anche controvoglia, ma
sempre con il sorriso (un grazie per avermi parlato con sincerità
quando l’altro giorno abbiamo discusso dei voti, non è scritto da
nessuna parte, ma idealmente io ti ho messo 10. Grazie.).

A Giulia perché nel silenzio e nella sobrietà ha disegnato una
matematica molto più bella della mia (un grazie anche per avermi fatto
molte domande, per avermi ricordato di ascoltare, per aver tirato su
il tuo compagno di banco in più occasioni. Grazie.)

A Davide che ha aspettato il giusto e poi si è messo a parlare di
matematica con voce ferma e chiara (un grazie anche per avermi parlato
di Adventure Time e per avermi cercato anche quando non
c’ero. Grazie.)

A Martino che ha sopportato la mia pignoleria, a volte ingiustificata,
ed aver atteso con pazienza che io capissi la sua grafia e
l’altitudine della sua matematica (un grazie anche per tutte le volte
che parli di Matematica e Fisica con il tuo compagno di banco, magari
tu pensi che a me dia fastidio, ma ti assicuro che sono felice perché
vedo la passione nei vostri occhi. Grazie.)

A Francesca che danza nella vita e nella matematica ed ha avuto la
pazienza di ascoltarmi sempre, anche quando non andava fatto (un
grazie anche per avermi fatto leggere la tua tesina, anche se poi hai
cambiato argomento mi hai regalato una lettura interessante. Grazie.)

A Barbara che, nonostante me, non ha mai smesso di sorridere con occhi
enormi alla matematica (un grazie anche per avermi chiesto consiglio
per la tesina e per avermi fatto fare lezione sorridendo. Grazie.)

A Matteo a cui avrei dovuto molto di più, ma che non me lo ha mai
fatto pesare (un grazie anche per le volte che mi hai corretto, anche
quelle in cui avresti potuto farlo e non lo hai fatto. Grazie.)

A Davide a cui non sono riuscito ad insegnare nulla, ma che ha
imparato comunque e per sua strada la matematica con voce brillante
(un grazie anche per essere stato sincero l’altra sera quando mi hai
detto che il mio metodo di insegnare non ti piace, non piace nemmeno a
me. Grazie, davvero.)

A Simone che mi ha ascoltato senza mai parlare, un giorno la sua voce
son sicuro sarà più alta di tutti (un grazie anche per avermi sempre
ascoltato anche se io ho ascoltato poco te, cosa di cui mi pentirò a
vita. Grazie.)

A Raffaele che con sorriso e mimetismo da ultimo banco ha raggiunto
una matematica che indossa con disinvoltura, laddove invece a me ormai
non sta più (un grazie anche per non esserti mai arrabbiato e per aver
sorriso alle mie battute peggiori. Grazie.)

A Giona che ha più matematica di quanta io ne possa immaginare e che
mi ha costretto al dubbio, alla rivisitazione, alla ricostruzione di
quel che pensavo sbagliando, all’ammissione di inadeguadezza (un
grazie anche per avermi permesso di aiutarti quel giorno che sei stato
male, quando eravamo in ospedale abbiamo parlato nel silenzio della
corsia e degli altri malati, ho imparato molte cose. Grazie.)

A Giada che mi ha insegnato la determinazione e mi ha regalato sguardi
tristi di colorato autunno (un grazie anche per le parole che mi hai
scritto tempo fa dopo un compito andato male, le conservo con
attenzione e cura. Grazie, davvero.)

A Matilde che mi chiede sempre e che, nonostante la mia incapacità, ha
comunque scalato la montagna con forza e umanità (un grazie anche per
avermi chiesto di quel che scrivo, quel giorno che volevi arrampicarti
sull’albero ed io ti ho detto di non farlo; quando vuoi andiamo ad
arrampicarci insieme su tutti gli alberi del mondo. Grazie.)

A Manuel per avermi parlato del suo futuro, per avermi detto che si
farà crescere la barba, per la matematica che ha voluto sapere da me
(un grazie anche per i consigli sugli estensori per l’orecchio, credo
che li seguirò. Grazie.)

A Sebastiano per aver avuto pazienza, io non avevo capito subito
l’altezza della sua mateamtica (un grazie anche per avermi ascoltato
con pazienza anche quando ne avresti potuto fare a meno. A volte poi
non lo hai fatto e ti ringrazio anche per questo, so che magari non lo
pensate, ma la vostra autonomia è il più grande regalo per un
insegnante. Grazie, davvero.)

A Enrico perché ce l’ha fatta con gambe sue, testa sua, determinazione
sua (un grazie anche per avermi parlato della tua Vespa e per tutte le
volte che mi hai salutato con sorriso sincero al di fuori della
scuola. Grazie.)

A Edoardo per non essere stato vendicativo ed avermi ascoltato anche
quando io non l’ho fatto (un grazie anche per le poche parole
misurate, per la barba che ti ha accompagnato per un po’, per la
presenza costante anche quando sarebbe stata da scegliere
l’assenza. Grazie, davvero.)

A Giovanni, che misura le parole e con quelle il mondo, per avermi
comunque aspettato anche quando ero in ritardo (un grazie anche per
quando sei stato rappresentante l’anno scorso e con gentilezza e
cortesia mi hai aiutato ad entrare pian piano nella vostra classe, non
ho dimenticato. Grazie.)

A Natalia che ha resistito ed alla fine ha vinto e che mi ha fatto
fermare più volte alla lavagna evitandomi l’inciampo della corsa (un
grazie anche per avermi sempre sorriso anche quando forse avresti
dovuto prendermi a pugni. Grazie tovarish, di cuore.)

A Valerio per il suo impegno non solo nella matematica e per avermi
chiesto molto nonostante io sapessi dare poco (un grazie anche per la
bella tesina sui videogiochi che mi hai fatto leggere e per la fiducia
nell’avermi chiesto consiglio. Grazie.)

A Matteo perché ha saputo resistere a tutto e mi ha sempre sorriso,
con voti belli e con voti brutti (un grazie anche per non esserti
arreso, per avermi parlato con sincerità l’altro giorno, per avermi
spesso salutato con gli occhi dall’ultimo banco. Grazie.)

A Tommaso che non aveva molto da imparare da me, ma che ugualmente mi
ha ascoltato pazientemente (un grazie anche per avermi perdonato le
mie varie disattenzioni, magari non te ne sei accorto, ma lo hai
fatto. Grazie.)

A Giacomo per aver cercato costantemente la mia matematica,
correggendola e modificandola poi a sua immagine (un grazie anche
perché nonostante tutto ridi ancora alle mie battute, anche le
peggiori. Grazie.)

Sento di non avervi lasciato molto, forse non era nemmeno quello il
mio compito. Ho cercato di ascoltarvi, questo si, sempre. Non ho mai
esitato a cercarvi, anche se poi non sempre vi ho trovato. Destino,
incapacità mia, volontà vostra, non importa. Forse non è molto, ma è
un inizio; nei pochi giorni che rimangono prima di perdervi a questo
penserò, vi ho cercati, mi avete accolto. Figli e figlie in prestito,
ho scelto questo mestiere per fare pace con la perdita, la matematica
è solo una scusa.

Continuerò a farlo, continuerò ad ascoltarvi anche quando sarete
immagini danzanti nella mia classe immaginata ed immaginaria, la notte
soprattutto. Presto sarete volti senza nome, ma volti meravigliosi. Su
questo non abbiate dubbi.

Con stima ed affetto, prof.

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