Custode

Ogni mattina e’ uno sforzo. Entrare in classe e parlare. Uno sforzo costruito su volti che perdero’, che ho gia’ perduto, che non ho mai avuto. Guardo sempre un albero, si vede da ogni mia classe, dietro la finestra e davanti al punto all’infinito. E’ un albero che mi accompagna da anni, immobile dove tutto il resto mi sfugge. Mi piace osservare, nei momenti di pausa rubati al discorso, i rami ed il loro strano modo di sorreggere il peso di un cielo cosi’ ampio. Questo custode di forme e di tempo e’ sfondo quotidiano al mio gesso, alla mia matematica (perduta anch’essa), al mio zoppicare. A volte sogno un’inversione, io sono l’albero ed osservo ogni mattina quest’uomo dalla barba irregolare come i pensieri, trasandato parla a muri, all’aria, ad occhi che non e’ in grado di catturare. Con infinita pazienza di radice osservo i ragazzi e le ragazze che lo ascoltano, piedi rubati alla corsa, parole incastrate tra denti e labbra, ragazzi e ragazze che hanno piu’ pazienza di me e del mio legno che mi veste. Io sono il custode, l’uomo con la barba il mio portavoce. Poi il sogno arretra, torna la lavagna, io dentro a giustificare la mia assenza e l’albero fuori a custodire vento e parole. Ho il ricordo, la notte, di tutti i rami che ho osservato, come di ogni volto di studente o studentessa.

Non so perche’ ho cominciato ad insegnare, so perche’ ogni mattina non riesco a smettere.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s