Dalla strada

Dal bordo di una strada, guidando tra patrie sempre in prestito, ho visto.

Ho visto un contadino immobile nel campo decidere, infine, direzione e passo. Prima di rendermi conto che non e` uno spaventapasseri ho dentro una storia incredibile sulla negazione del quotidiano e l’imperfezione del destino, paglia e legno e logori vestiti in cerca di una strada. Peccato, era solo un contadino indeciso.

Ho visto montagne diventare nuvole e pioggia e sole e campi che l’occhio si perde tra il verde confuso ed il nero asfalto che costringe movimento e sguardo.

Ho visto macchine e sopra persone che non vedro’ mai piu’, separati dal caso e dal tempo che sono cose solide, come il parabrezza, la plastica del volante, il rumore del viaggio.

Ho visto il sedile vuoto a fianco a me, ho intravisto il volto di Carla nello specchietto, ma e’ solo scherzo di memoria, imperfezione di vista, permanenza negli occhi.

Ho visto il paesaggio trasformarsi, il sud diventare nord e sono solo parole perche’ ognuno ha coordinate proprie che non coincidono con le definizioni geografiche.

Ho visto il riflesso delle mie mani che guidano sovrapposto alla strada, sembro aggrappato ad ogni metro sottratto dalla traiettoria.

Ho visto fermo all’autogrill un bambino identico a Francesco, ma Francesco non e’ perche’ Francesco non camnmina piu’ con me. La finzione e’ tale che muovo un passo e devo frenare la mano pronta ad accogliere la sua, la consuetudine di un gesto passato si rompe nell’indifferenza di una pausa pranzo rubata alla strada.

Ho immaginato la mia vita, ho visto altro.

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