Lettera dal bordo di una finestra

Caro Francesco

ti scrivo in questa piccola pausa della notte, il respiro di Anna ancora presente. L’ho appena messa a dormire, il ricordo del tuo peso tra le braccia che si confonde lentamente con il suo. O era viceversa? Fuori dalla finestra di camera tua, il vento. Sono contento che ieri ti sia divertito con lei, voglio far stampare la foto che vi ho fatto, tu che la tieni in braccio e lei che ti guarda. Ho pensato a lungo alle cose che mi hai detto ieri in macchina, ho la risposta a quasi tutte le tue domande, domani ne parliamo. Ed e’ vero, cucciolo mio, sia tu che Anna vivete al secondo piano, ma di scale diverse. Ed io quelle scale le ho salite e discese con gioia, dolore, paura, attesa, speranza, con occhi aperti ed al buio, con pioggia e sole, di notte ed al mattino presto quando ancora le cose del mondo non sanno di essere. Ho vissuto per anni con il terrore di perderti; ora so che non succedera’, ma non posso riposare. Perche’ e’ questa l’unica cosa che so fare, come padre sbagliato, conquistare ogni singolo gradino, tuo o di Anna, un giorno alla volta. Adesso dormi, ovunque tu sia. E perdona i frammenti di lettera che da anni rubo al sonno, ma quando fuori tira il vento ed il tuo letto e’ vuoto scrivere e’ l’unica cosa che so fare.

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