Ci risiamo

Di nuovo. Scarpe, tantissime. Piedi, circa lo stesso numero. Maglioni, magliette, pantaloni e gonne con dentro gambe e braccia e nessuna fretta di tornare in classe. Poi le scale, di corsa, schivando l’inevitabile flusso contrario. Sembra che tutta la scuola si metta d’accordo, quando io scendo salgono tutti, quando io salgo tutti quelli che prima sono saliti scendono. Secondo me sono tutti fermi all’altro piano, con una vedetta che ad un certo punto, bisbigliando, dice: "Eccolo". Ed io mi ritrovo a salire o scendere controcorrente, come un salmone. Poi la campanella. I cellulari. Cartelle e borse quante ne volete. Tutti i colori esistenti, piu’ almeno altri dieci, inventati li per li. Il registro quest’anno non c’e’, dice che e’ elettronico. Ho visto colleghi piangere davanti ad un monitor che non si puo’ sfogliare, che non sa di carta. Dice che e’ il progesso. Pare che si debba dematerializzare. Anche io, ogni tanto, mi sento dematerializzato. Il docente elettronico. Inserisci password. Aspetta un attimo, cosa devi inserire? E soprattutto dove? Lascia stare, mi materializzo, per oggi il registro non lo uso. Prima lezione. Mani alzate per il bagno. Ogni tanto penso che sarebbe meglio fare lezione in bagno, poi mi immagino le mani alzate per andare in aula, allora siamo punto e a capo. Magari potremmo fare lezione in mezzo, nel corridoio, con un flusso continuo di mani alzate, chi per il bagno, chi per l’aula. Poi i sorrisi, quelli nuovi, quelli che hai lasciato appicicati alle facce tre mesi fa e li ritrovi pari pari. Prof come e’ andata l’estate? La lavagna, finalmente. Se me la tolgono, se mi mettono una LIM (che e’ abbreviazione per limortacciloro) mi incateno al cestino. Non sto scherzando, potete togliermi tutto, dematerializzatemi anche il caffe’, ma lasciate stare la lavagna. Il gesso. Di nuovo tra le mani e quel modo tutto suo di sbriciolare la matematica. Ed il brusio costante di chi prendera’ a breve il mio posto. E poi i minuti. Sessanta, dicono. L’orologio e le facce gia’ stanche. Primo giorno e gia’ avete quell’aria. Come dite? Si, sono ingrassato. Si, e’ vero, la barba ha cambiato colore. No, oggi niente skateboard, piove. Si, e’ vero, c’e’ il sole, ma se vi avessi detto che mi sono arreso non mi avreste creduto. Poi si esce. Sala insegnanti. Cassetti, a migliaia sulla parete. Sono cento, ma sembrano migliaia, giuro. Tipo i cimiteri di guerra in Normandia, quando tirava il vento ed io ho sentito l’erba sotto i piedi, una vita fa. Ecco, tutti questi cassetti, sembrano loculi. Il mio e’ in basso, striscio ed apro, c’e’ ancora un panino del primo quadrimestre di due anni fa. Ma adesso non ho fame. Non ho nemmeno il registro da metterci dentro. Potevano dematerializzarmi il panino, invece del registro. Io nel cassetto quest’anno, dopo che avro’ tolto il panino di due anni fa, cosa ci metto?

Un altro anno. L’ho aspettato con impazienza, sono felice. Sono felice dei miei studenti e delle mie studentesse, di tutti i volti consueti e di tutti quelli nuovi, degli occhi che non rivedro’ piu’ e di quelli di cui ancora devo indovinare il colore. Ho ormai poco da insegnare, ma ho tante, tantissime cose da raccontarvi. Bentornati.

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