Lettera a F.

Ho smesso di contare gli studenti e le studentesse che perdo. Per il tempo, la fretta, una imperdonabile distrazione, forse negligenza o il semplice fatto che la vita e’ ampia e le strade parallele sono poche. Cerco ogni volta di trattenere un ricordo, una frase, un’immagine, un chiodo alla parete a cui attaccare quel poco che ho conosciuto, quel tanto che ho ricevuto. Insegnare e’ una emorragia continua, e’ un assordante diluirsi di volti e voci, e’ uno stare seduto la notte a parlare con occhi immaginari. Ho provato, sorriso e sperato, ma alla fine anche io non ho fatto nulla di veramente importante per te. Di questo ti chiedo perdono. Ti auguro immenso bene e tutta quella comprensione che forse in questi mesi ti e’ mancata. Un saluto, prof.

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