Dieci minuti

Caro Francesco

sembrano pochi, contati, limitati e limitanti, a volte rubati da giorni troppo brevi, da ore che sembrano ombre. Da casa a scuola, o dalla palestra all’altra tua casa, che siano l’inizio di un giorno insieme o la fine di un pomeriggio, preludio di un altro distacco. Sono dieci minuti in macchina. Di solito c’e’ musica, quella che piace a noi e che poi tu canti per il resto del giorno. A volte ci sono i tuo commenti sul mondo dietro il finestrino. Altre volte una mia storia, spesso il silenzio. Sono dieci minuti senza compiti, non c’e’ scuola, non ci sono videogiochi o cartoni animati, non ci sono costruzioni, disegni, giocattoli, non c’e’ karate o riunione scout o visite dal medico, non ci sono telefonate o vacanze. Non c’e’ il mondo. Ci sono io. Ci sei tu. Per questo, Francesco, ti vengo a prendere e ti porto, ti accompagno e ti riprendo quando posso, quando mi viene concesso. Sono dieci minuti. Per lungo tempo ho costruito altari alla sofferenza, ho distrutto istanti della mia vita all’idea del distacco, di un limite al mio esserti vicino. Mi accorgo solo ora di qualcosa di meraviglioso che tu forse avevi gia’ capito da tempo; a volte bastano dieci minuti per essere padre.

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