Metamorofosi, meta’ no

La campanella mi sorprende ogni volta a meta’ strada tra il gesso e la lavagna. Sembra di parlare da un minuto non da un’ora. I pochi occhi sopravvissuti corrono fuori dalla finestra, sui banchi rimangono penne, astucci, gomme, gomme da masticare, gomme masticate, una vasta gamma di gomme, un’enorme gomma di gamme per cancellare differenze, matite, ricordi, teste, mani unite, mani in alto, mani possoandareinbagnoprof, mani senza mani, guanti, cappelli, capelli, capelli nei cappelli, raramente il viceversa. Della matematica rimane qualche traccia sui miei vestiti e poco piu’. Corro alla lezione successiva tra corridoi di sbadigli. La lavagna era per me una finestra, adesso e’ poco piu’ di un muro, avrei dovuto passare dall’altra parte quando ancora era socchiusa.

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