Lettera dal bordo di un esilio temporaneo

Caro Francesco

ti scrivo poche righe dal mio nuovo palazzo d’inverno. La neve questa notte ha ricoperto questo luogo inventato, dalla finestra ne indovino il quieto lavoro. Questo esilio temporaneo e’ piu’ spazioso del precedente; so che non dovrei restare qui, mi sono scoperto piu’ egoista di sempre nel trovare la giusta distanza dal reale, per quanto rubata alle ore di sonno. Nella tua ultima lettera mi chiedi della mia matematica; e’ morta tempo fa insieme a tante altre cose. Cerco di non farne un dramma, semplicemente non mi interessa piu’. Insegnare e’ l’ultimo contatto che mi e’ rimasto e, confesso, diventa ogni giorno piu’ pesante. Ho cambiato indirizzo e colore preferito, conservo le tue vecchie foto ed i tuoi disegni ed il ricordo distinto del tuo modo di essere figlio, del modo mio di essere padre. Il freddo mi confonde, ti ho intravisto per un attimo grande, e’ solo una folata di tempo. Dai credito a chi dice che sono persona irrisolta, diventa altro. Se puoi scrivimi.

Papa’.

Riccardo Giannitrapani

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