Lettera ad un criceto morto

Carissimo

nella mia vita sono poche le occasioni in cui ho pensato alla morte, forse perche’ in fondo sono poche le occasioni in cui ho realmente pensato alla vita. Ti scrivo queste righe in una sera di nebbia invernale spinto da Francesco che oggi mi ha parlato di te. Mi ha guardato dall’altezza dei suoi otto anni mentre mi raccontava del tema scritto in classe sulla vigilia di Natale e dell’impossibilita’ di non piangere mentre lo leggeva ad alta voce ai compagni. L’ho immaginato, alto in mezzo alla classe mentre racconta con pause salate del suo criceto.

Non sono a disagio nello scrivere una lettera ad un criceto, tantomeno un criceto che non c’e’ piu’. Ho scritto spesso a persone inesistenti e cio’ che non e’ reale e’ piuttosto quotidiano nella mia vita. Ti confesso pero’ che ho pensato a lungo a questa lettera. Per te. Per Francesco. In fondo anche per me.

Te ne sei andato una mattina di dicembre, ti sei voltato nella tua piccola casetta di legno ed hai deciso che la pausa del respiro diventasse arbitraria. Quando ho dovuto dirlo a Francesco, quel giorno stesso, ho costruito intorno a lui un muro di parole, inutili. Ha pianto tanto mentre ripassavamo insieme i nostri ruoli. Le parole di Carla lo hanno abbracciato ed io ho indossato il mio silenzio. Sono piccoli distacchi che aiutano, mi sono detto. Quante cose, caro Fetta-al-latte, mi sono detto in questi anni. Avrei voluto essere un padre migliore. Avrei voluto guardare il reale in modo diverso. Avrei voluto vederti girare sulla tua ruota ancora un po’.

Volevo semplicemente ringraziarti per il sorriso che hai dato a Francesco in un periodo difficile della sua vita. Lo hai fatto ridere quando eri vivo e lo hai aiutato a piangere da morto. Di questo ti sono grato, a me riescono male entrambe le cose. Non so se c’e’ una grande ruota in cui tu adesso corri felice, come spera Francesco, o se semplicemente sei tornato a far parte di una realta’ meno organizzata della vita, ma non per questo meno presente.

Comunque sia, grazie.

P.S.
Francesco e’ nella stanza accanto che dorme sereno, rara sera in cui ho solo una parete di separazione da lui. Sono sicuro che vorrebbe salutarti in questa lettera, lo faccio io per lui.

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2 thoughts on “Lettera ad un criceto morto

  1. sai. con tutto rispetto non capivo se fossi serio. poi mi sono ricordata di quando morì il mio pulcino e le lacrime amare che piansi. e mi sono ricordata anche di una vecchia puntata dei robinson in cui decisero di fare il funerale al pesce rosso e tutta la famiglia si vesti a lutto. i bambini si riprendono velocemente da tutto. E comunque..io pure voglio un fetta-al-latte che mi fa compagnia.

  2. la mia ciurma (8, 6, 1 anno) ha sublimato la scomparsa di un gattino immaginandolo fuggito nei boschi in cerca di selvaggia libertà.
    Certo sono stati facilitati dal non esserselo trovato cadavere davanti (e dall’avere effettivamente il bosco sotto casa), ma non hanno vacillato di fronte a geniali adulti che gli parlavano di gatti spiaccicati sulla strada.

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