Bilico

Mi capita spesso di non distinguere piu’, mentre faccio lezione, il reale dal sogno, i singoli dalla moltitudine, come se fossi in bilico tra l’ora ed il sempre. Non sono piu’ in una classe particolare, ma nella somma di tutte le classi che ho avuto. Non sono gli allievi di quest’anno che mi guardano dai banchi, ma tutti gli allievi che ho avuto e che forse avro’. Gli occhi, come le parole, si fanno confusi e voltandomi verso la lavagna non vedo singole formule o teoremi, ma tutta la matematica che ho insegnato, sbagliato, inseguito, perso. E guardando meglio non e’ una, ma sono mille lavagne che si sovrappongono, si sostituiscono, si scambiano, ed io mi perdo in questo mare di segni incerti, fatti per durare un istante e che invece mi sopravvivono. Ai volti silenziosi dei miei studenti persi, ormai privi di nome e di voce (prestati entrambi al tempo) vorrei solo chiedere scusa per non averli saputi trattenere. L’istante passa veloce, una mano alzata o il suono della campanella (o sono mille campanelle?) mi salvano dal silenzio. Forse riprendero’ la lezione, forse non l’ho mai iniziata veramente.

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