Lettera dal bordo di una foto

Caro Francesco

una foto perpendicolare al mio distendermi mi ricorda, ogni sera, il nostro legame. Eri piu’ piccolo di adesso, ed in quella foto guardi sereno l’orizzonte, seduto sulle mie spalle. Il mio sguardo invece non c’e’, o forse io non lo vedo. C’e’ un uomo in bianco e nero, con barba e capelli ed un figlio arrampicato sopra la testa, un uomo che non guarda e non sente, un uomo che lentamente si sta staccando dal mondo reale.

Anni, uno sconfinato oceano di notti insonni, parole faticose, giudizi incerti, tende chimiche alla mia mente, mille cose mi separano da quella foto. Oggi pomeriggio, mentre ti asciugavo i capelli, hai voluto sederti in braccio come quando eri piccolo, hai appoggiato la testa alla mia mano mentre con l’altra ti pettinavo. Nel tempo che non e’ piu’ uguale a prima, nel mio nuovo essere padre a giorni alterni, riscopro, come oggi, la vertigine del tuo crescere, l’amore senza confine che ho per la tua vita intera, la tua mancanza quotidiana, la quieta presenza del nostro spazio insieme, ridotto certo, ma comunque smisurato. Una parete stanotte separa queste mie povere parole dal tuo respiro di sonno, una parete che domani sara’ gia’ nuda e silenziosa, ma che stanotte, vuota, risplende piu’ di qualsiasi foto. Buonanotte, papa’.

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