Confuso

Con lento movimento degli occhi cerco, invano, di scrostare questi muri dai segni del tempo. Insegne luminose, bancarelle, manifesti. Io so che sotto, grattando via il reale, si trovano ancora i muri di quando ero bambino, le vecchie targhe, pietre e ombre che non sono sparite, ma solo ricoperte. Ripercorro le strade che una volta facevo di corsa, ora con il fiato in mano cerco curioso segni di riconoscimento. Un albero, un muro, il nome di una via. Il marmo sostituito quasi ovunque dalla plastica, il lento camminare della nebbia senza passi sostituito dal vociare del mondo d’agosto che sale facilmente a Erice dal caldo e che lascia qui soldi e rumori e indifferenza a questi muri. Un angolo e’ rimasto intatto, le pietre sconnesse di una casa e la targa di Via Chiaramonte, lo stesso giallo di pietra malata che guardavo da bambino. Il reale per un attimo si sdoppia, il tempo ricongiunge se stesso in questo angolo di maturita’ confusa. Compatisco il me adulto che si perde dietro l’ombra del tempo, compatisco il me bambino che non ha fissatto abbastanza questi luoghi nel loro giusto tempo. La casa dei miei genitori torna in aiuto, riferimento e faro quasi immutato di un’eta’ che avanza leggera. Qui seduto ricordo e dimentico in un unico gesto. Confuso.

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