Lettera dalla distanza di una mano

Dal bordo di un sentiero, sul ciglio della strada, sulle scale di case ormai lontane, sotto il cielo stellato di montagna, all’uscita di scuola, in un bar, seduti su un letto, nella vasca da bagno, dietro il vetro smarrito di una finestra, all’ombra dei nostri passi svelti, davanti ad una vetrina, in mille notti di veglia reciproca, sotto lo sguardo attento del tempo.

Ti ho voluto, cercato, sorriso, sgridato, consolato, incoraggiato, osservato, ti ho portato l’acqua da bere prima di dormire, ti ho svegliato alla luce di domani, ti ho sollevato, portato in braccio ed in spalla, ti ho rincorso, ti ho urlato e fatto piangere, ti ho coccolato e fatto ridere, ti ho aspettato ai bordi di una piscina, ti ho letto mille storie inventate per farti addormentare, ti ho salutato dal finestrino di una macchina, ti ho nascosto le mie lacrime ed ho asciugato le tue.

Del mio essere padre non mi e’ dato di sapere, ho imparato a non domandarmi piu’, a non tormentarmi piu’ in errori veri o inventati. Mi accontento di guardarti crescere; e se anche ormai lo faccio da qualche passo indietro, non ti preoccupare, sono alla distanza esatta della tua mano protesa, puoi afferrarmi quando vuoi.

Dormi, Francesco. Dormi.

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