Accumulatore

Venticinque penne, dodici matite, un astuccio, un pezzo di stoffa vecchia, una cornice vuota, due gomme usate. Sono un accumulatore, le cose della mia scrivania testimoniano la mia forma. Dodici graffette di varia misura, una lampada spenta, fili di diverso colore, fogli usati e non. Ho costruito negli anni il retro dell’arazzo, tessendo oggetto per oggetto, inutilita’ per inutilita’. Alcune vecchie cartoline, biglietti d’aereo immaginari, una foto di San Francisco, un articolo di fisica, due libri di Borges, un ritratto di J.F. Ma la figura che e’ emersa sul davanti della tela, quella non l’ho mai vista. Un quaderno che pensavo perso, una scatola con dentro bottoni, ceralacca, un timbro, delle gomme, un disegno di Francesco di quando suo padre era orizzonte quotidiano. Non butto via gli oggetti per non separarmi dal percorso, per confondermi con il percorso, per fare finta di avere punti di appiglio alla realta’. Un martello, un paio di forbici, dei ritagli di pelle, una tela incomincata e mai finita, colori induriti dal tempo, un bicchiere d’acqua senza acqua. Le cose della mia vita mi parlano raramente, quando lo fanno e’ con voce insicura di chi sa che non rimarro’.

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