Lettera da un corridoio

Caro Francesco

e’ tanto che non ti scrivo. Nuovi corridoi, nuove finestre, diversi silenzi. Mi capita spesso di ripensare ai tanti passi fatti, al tempo, speso e sprecato. Tu ora ti sei fatto alto, gli occhi giganti ed il passo e’ sicuro, la mano e’ libera dalla mia, il mondo ti aspetta. I figli crescono, a differenza dei padri che invecchiano. Ci sono tante cose che vorrei dirti, che avrei voluto dirti, che ti vorro’ dire. Aspetto, il tempo che scorre lento sul pavimento mi e’ ormai consueto. E’ strano pensare ad un luogo senza te, e’ strano pensare a pareti che non ti hanno visto crescere, e’ strano pensare alla mia ombra che rimane ferma mentre la tua continua ad allungarsi, altrove. Queste lettere sono stupide, come me. Perdona un padre sbagliato, hai animo grande per farlo.

Con affetto, papa’.

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